Il Taijiquan della famiglia Chen
di Roberto Vignali
da “Arti d’Oriente” giugno 1999
Molte sono le versioni dei ricercatori sull’origine del taijiquan ma le prime fonti ufficialmente documentate risalgono a Chen Wanting, vissuto tra il XVI e il XVII secolo.
Gli studiosi riconoscono in lui la figura che ha introdotto nelle arti marziali di allora tecniche che, successivamente, lo hanno portato a creare il taijiquan.
Letterato e guerriero professionista ha introdotto nelle discipline pugilistiche esercizi sulla respirazione e sullo sviluppo dell’energia interna, attraverso un lavoro che nutre e favorisce la circolazione del qi (energia) nel corpo.
A lui si deve la codificazione delle prime forme di taijiquan a mano nuda e con le armi, dalle quali, successivamente, sono nati tutti gli altri stili oggi conosciuti.
A differenza degli altri lo stile Chen ha mantenuto la propria struttura tradizionale e una modalità di esecuzione tipicamente marziale. Esso si differenzia dagli altri stili soprattutto per la diversità di posizioni e di velocità, con vere e proprie esplosioni di energia fajin (fa: emettere, jin: energia) e perché utilizza una particolare conduzione dell’energia con andamento a spirale chiamata zansijin.
Tipico di questo stile è infatti lo studio dell’energia zhansijin (zhansi: esprime l’idea dello svolgersi del filo di seta) attraverso la pratica di movimenti creati con lo scopo di far circolare liberamente l’energia lungo i canali energetici jiungluo (meridiani) con andamento a spirale.
Un altro elemento che caratterizza lo stile Chen è l’alternanza tra movimenti fluidi e continui con altri veloci ed altamente energetici in cui viene utilizzata l’energia fajin. L’emissione di tale energia è di tipo accelerativo e non è da confondere con la forza muscolare.
Nello stile Chen, di fondamentale importanza è anche la pratica delle tecniche qigong, in particolare lo studio delle posizioni statiche zhuangong (posizione del palo) che sviluppa una forte sensibilità interna e attiva un rilassamento sia fisico che mentale.
Ciò conduce ad un profondo equilibrio interno e favorisce la discesa del qi nel dantian, aumentando la stabilità ed aiutando a comprendere meglio i principi posturali contenuti nelle forme e nelle applicazioni.
Negli incontri avvenuti con il Maestro, a partire dal 1993, anno in cui venne in Italia per la prima volta, numerosi sono stati i momenti di dialogo sugli aspetti tecnici e filosofici del taijiquan; in una di queste occasioni egli ha spiegato il significato del termine taiji sottolineando come in esso sia contenuta l’idea del cambiamento.
La differenziazione dei due elementi yin-yang nasce dalla condizione di vuoto e di immobilità wuji, cioè quello stato in cui non vi è distinzione tra gli opposti principi yin-yang.
Il momento della separazione tra i due elementi coincide con la fine dello stato wuji e con la nascita del taiji.
Nel corpo umano tale separazione si esprime nel passaggio tra immobilità e movimento.
Seguendo questa dinamica il taijiquan si manifesta in azioni di apertura e di chiusura, la cui successione è il frutto di un cambiamento interno che segue l’alternanza delle fasi yin-yang contenute in ogni tecnica. Il passaggio tra aperto e chiuso, tra pieno e vuoto, sono azioni di per sè opposte ma esprimono aspetti relativi alla stessa tecnica, aspetti che esistono solamente l’uno in relazione all’altro.
Non è esatto definire il Taijiquan come arte della cedevolezza se ciò comporta il prevalere di un elemento sull’altro; d’altro canto i due segni non possono esistere separatamente: se il lato destro del corpo è pieno viene definito yang, ma allo stesso tempo la gamba od il braccio yang presentano sia un aspetto yang che uno yin.
All’interno delle tecniche i due aspetti sono facilmente distinguibili ma bisogna considerare che essi inevitabilmente finiscono per creare il loro contrario: il pieno determina il vuoto così come all’apertura segue la chiusura, tali opposti si susseguono e si richiamano a vicenda.
La medesima alternanza si riscontra anche nel rapporto tra il corpo e il suo movimento, dove l’attività del corpo, definita come yang, è nutrita dalla propria struttura fisica, considerata yin, mentre quest’ultima è creata e mantenuta, in un perenne sostenersi vicendevole, dall’attività yang.
Nei suoi chiarimenti, il Maestro Chen Xiaowang, ha insistito più volte sul fatto che i concetti di alternanza e reciprocità trovano la loro espressione anche nel rapporto tra la pratica per la salute e la pratica marziale. Solamente la conoscenza profonda e l’abilità nell’esecuzione delle tecniche portano alla comprensione ed all’efficacia delle applicazioni, sottolineando in tal modo come la marzialità del Taijiquan abbia origine dallo studio profondo delle forme e contemporaneamente determini un buon stato di salute.
A ciò va aggiunto che per raggiungere un buon livello nell’esecuzione di una forma bisogna che in essa vi siano armonia ed equilibrio tra i due opposti; questo trova conferma anche nello studio dei tui shou (spinta delle mani) dove l’aggressività di uno dei due partner può dipendere dal grado di passività dell’altro e viceversa. In quest’ultimo caso si può parlare di due opposti che si controllano a vicenda in una condizione sottile di flusso che li trasforma l’uno nell’altro.
L’armonia, la salute, le applicazioni marziali sono tutti aspetti determinati dal gioco equilibrato dei due segni yin e yang che hanno come manifestazione interna una funzionale circolazione energetica.
A questo proposito il Taijiquan può essere visto come una forma di arte marziale che per le sue caratteristiche permette lo sviluppo dell’equilibrio e dell’energia, favorendo l’aumento e il miglioramento della circolazione del qi nel corpo.
E’ necessario per questo che la pratica si svolga in assenza di pensiero, l’osservazione e l’intenzionalità devono consentire alla mente di guidare il qi lungo i canali energetici.
Alcune prime indicazioni per la pratica possono essere così riassunte :
– i movimenti devono assumere traiettorie circolari e senza fine (ru kuan wu dan);
– si deve acquisire la consapevolezza dell’alternanza tra morbido e forte, così come del vuoto e del pieno (xi shi jaoti),
– lo yin deve seguire lo yang e lo yang deve seguire lo yin (yin yang xian sui);
– inspirare ed espirare con ordine (tu ma you xu).
Si ricordi inoltre che durante la pratica il qi si separa dal dantian, espandendosi nel corpo, per ritornarvi poi nello stato di quiete. Ne consegue che nell’esecuzione delle forme, se si vuole attivare correttamente il qi, evitando il semplice gesto fisico, bisogna saper portare l’attenzione della mente in tutto il corpo, cogliendo contemporaneamente l’essenza del movimento attraverso l’osservazione profonda.
Le disarmonie nell’esecuzione delle forme sono dovute essenzialmente a forme di qi carente (qi – xu) o a ristagno di qi (qi – zhi). Quando esso è carente non produce energia sufficiente, quando invece vi è ristagno il qi non fluisce nel corpo in maniera uniforme ed ordinata.
Il qi stagnante si presenta come una condizione yang dovuta ad un tipo di movimento eccessivo, la carenza di qi, yin, è evidenziata invece da svuotamento energetico o ipoattivià fisica.
Il superamento di tali disarmonie è facilitato dalla pratica costante degli esercizi zhuangong e zhansijin che costituiscono il cuore del Taiji Chen.

