L’energia Zansijin, cuore del Taiji stile Chen
di Roberto Vignali
da “Arti d’Oriente” luglio 2001
Gli scritti antichi riferiscono che non vi è movimento del taijiquan senza il coinvolgimento del qi del zansijin e che tale energia fuoriesce dai reni diffondendosi in tutto il corpo. Il qi si propaga in ogni cellula penetrando ogni nervo ed ogni organo, migliorando la circolazione del sangue, il sistema digestivo, ed il metabolismo nel suo complesso.
La forte tradizione mantenuta da questo stile ha permesso alla pratica zhansijin di giungere sino a noi consentendoci di cogliere l’essenza del taijiquan attraverso metodi rimasti inalterati nel tempo.
Generalmente coloro che studiano il taijiquan ritengono che la ripetizione delle sole forme sia sufficiente per assimilare i principi interni alla disciplina, senza averli prima sperimentati entro tecniche separate.
Questo atteggiamento, oltre a rendere più difficile la comprensione di questa antica arte, determina un rallentamento nei processi di apprendimento.
Per migliorare il proprio livello è inevitabile rivisitare le tecniche separandole tra loro in modo da poterne cogliere il più piccolo aspetto.
Se l’obiettivo è quello di conseguire la forza delle arti marziali interne gli “esercizi del bozzolo di seta” rappresentano una vera e propria scorciatoia per raggiungere la meta.
Secondo il Maestro Chen Xiao Wang lo sviluppo energetico interno alla pratica del taijiquan può essere raggiunto con maggiore facilità se si adottano gli esercizi zhansijin come metodo di base del proprio studio. Essi sono essenziali sia per l’aspetto salutare che per quello marziale e conducono all’unificazione del corpo e dell’energia che lo attraversa con il dantian rinforzando ogni singola parte fisica.
Tra le funzioni della pratica taiji, dice il Maestro, fondamentale è lo sviluppo dell’energia zhansijin per rendere il corpo forte e fluido.
I vantaggi derivanti dall’allenamento zhansijin sono molteplici, in primo luogo essi costituiscono i movimenti essenziali interni alle forme e rappresentano un sostegno effettivo nella ricerca e nello sviluppo della forza interna.
La loro ripetizione accompagna inoltre l’individuo nell’acquisizione del rilassamento e nella sensibilizzazione del corpo e delle sue dinamiche.
Sperimentare i principi del taijiquan attraverso i movimenti essenziali, condensati e semplificati dagli esercizi zhansijin, riduce i tempi di comprensione e facilita lo studente nell’accrescimento della propria conoscenza.
Il M°. Chen Xiao Wang ha definito la pratica dell’energia zhansijin semplice e complessa al tempo stesso, sottolineando che il suo nome prende origine dai movimenti del baco quando produce la seta.
La forza interna prodotta dagli esercizi del bozzolo è il frutto di un lavoro sottile ed equilibrato in cui l’energia mentale guida e controlla il movimento sviluppando energia interna e forza fisica.
Nell’esecuzione di tali esercizi egli paragona la spirale interna del movimento all’azione di un asciugamano quando viene ritorto per spremere fuori l’acqua, allo stesso modo è come se il corpo torcesse se stesso per sviluppare e rilasciare energia dal proprio centro.
Le zone e i punti di maggior coinvolgimento nell’attività zhansijin sono il dantian, il migmen (punto localizzato nella parte posteriore del corpo ), la zona della cintura, della schiena, delle spalle, delle braccia, delle mani, delle anche, delle ginocchia e dei piedi.
Nello sviluppo della pratica l’interazione delle parti fisiche descritte segue un processo perfettamente coordinato.
Nella parte superiore del corpo la spirale della cintura crea la spirale delle spalle, dei gomiti e dei polsi, mentre, in quella inferiore, crea la spirale delle anche, delle ginocchia e delle caviglie.
I principi interni al movimento, sottolinea il M°. Chen, sono tre: il primo è determinato dalla proiezione del corpo che determina la spirale, il secondo consiste nell’estensione antero-posteriore del corpo, il terzo è definito dall’unione della spirale con la flessione antero-posteriore della spina dorsale.
Nella maggioranza dei casi gli assi che intersecano il dantian, nell’applicazione dei principi esposti, sono due ma indipendentemente dal numero e dagli assi interessati ciò che è fondamentale è la connessione delle varie parti fisiche cosicchè nel momento in cui una parte si muove l’intero corpo si sta muovendo.
La meccanica di tale pratica coinvolge l’utilizzo della mente, della cintura, del dantian e del qi .
Non è facile separare lo sviluppo dell’azione, nell’istante in cui la mente si muove determina le azioni successive e in questa progressione è difficile poter differenziare il movimento. Quando la cintura si muove permette al dantian di muoversi e a sua volta coinvolge il corpo intero.
Tutto ciò avviene in assenza di sforzo muscolare, se si dovesse determinare una contrazione l’energia risulterebbe bloccata.
Nel momento in cui la più piccola parte del corpo si sta muovendo, dice il Maestro, l’intero corpo si muove ed ognuna di queste parti è direttamente connessa con il dantian, per questo è importante che esso rimanga rilassato.
La pratica zhansijin
Per praticare correttamente bisogna prima comprendere i principi; all’inizio nessuno si muove correttamente ed è solo attraverso la comprensione che gradualmente possiamo migliorare.
Un errore comune, tra coloro che praticano lo stile chen, è quello di enfatizzare i movimenti attraverso dinamiche spesso eccessive, come pure l’esagerata ripetizione di piccoli cerchi nell’esecuzione della forma .
I movimenti eccessivi conducono alla separazione delle varie parti del corpo e questo non è corretto, come pure non è corretto eseguire una grande quantità di evoluzioni se non vi corrisponde l’effettiva capacità di mantenere il controllo energetico interno.
Coloro che studiano il taijiquan, dice il Maestro, possono essere divisi in due categorie: la prima conosce i principi ma non è ancora in grado di eseguirli correttamente; la seconda pensa di conoscerli ma ciò non è vero.
Il rimedio agli errori della prima categoria è legata al tempo e allo studio, si conoscono i principi ma non si è ancora in grado di applicarli correttamente, migliorando la propria pratica migliora la qualità della propria esecuzione.
Coloro che appartengono alla seconda categoria non possono invece fare progressi, più essi praticano più escono dal corretto sentiero della pratica.
Innanzitutto bisogna ricordare che il taijiquan è una scienza e al tempo stesso un’arte che si sviluppa attraverso il proprio percorso personale “tu devi guardare dentro di te per conoscere la struttura del tuo corpo, la forza e il livello del tuo movimento. Solamente allora sarai in grado di determinare la misura della tua posizione, quanto basso puoi stare e quale postura è più corretta per te”, prosegue il Maestro.
Gli esercizi zhansijin hanno come primo obiettivo l’apertura dei meridiani affinché il flusso energetico possa circolare liberamente.
Se si vuole che ciò avvenga è importante realizzare che il movimento non deve essere forzato in alcun modo.
Un secondo obiettivo è finalizzato alla capacità di muovere il corpo come insieme inscindibile, permettendo all’energia di poter essere utilizzata efficacemente durante i fhajin.
Un terzo obiettivo è lo sviluppo del cambiamento interno, ciò consente di cambiare velocemente la posizione e non essere colpiti nel proprio centro quando si è spinti o attaccati da un avversario. Se si è in grado di poter cambiare significa che il qi non è bloccato e l’equilibrio non viene perduto. L’equilibrio, aggiunge, è perso quando il qi è bloccato e la schiena ed il dantian sono troppo tesi .
La pratica zhanshijin prevede una serie di esercizi il cui scopo è quello di conservare i principi delle forme del taijiquan riducendo e semplificando il movimento in tecniche di facile esecuzione.
Le sequenze possono differire tra loro ma tutte seguono gli stessi requisiti interni; alcune sono finalizzate allo sviluppo del corpo, altre invece evidenziano traiettorie e rotazioni articolate su piani orizzontali, verticali e diagonali.
La loro esecuzione avviene attraverso “spirali naturali o contrarie”, opposte ma nello stesso tempo complementari, che seguono i principi dello yin e dello yang.
Quelle proposte dal M°Chen Xiao Wang sono suddivise in due differenti livelli e ogni esercizio può essere ripetuto in entrambi i lati.
Durante l’esecuzione l’apparato muscolare viene attivato in modo rilassato ed integrato coinvolgendo l’intera struttura del corpo. Le sequenze sviluppano la capacità di conseguire il bilanciamento ed il rilassamento attraverso un dinamismo che coinvolge la colonna vertebrale, le giunture, i muscoli, i tendini in un rapporto in cui la connessione mente-corpo-respiro avviene in modo consapevole, naturale e coordinato.
La pratica zhansijin si svolge attraverso la comprensione delle dinamiche corporee evitando l’utilizzo della sola forza muscolare, accompagna lo studio del taijiquan ma il suo sviluppo ne è indipendente.
Sia nelle forme del taijiquan che negli esercizi zhansijin, il movimento è regolato dagli stessi parametri: apertura e chiusura; salita e discesa; pieno e vuoto; cerchio e spirale.
Indicazioni per la pratica:
– i movimenti del corpo seguono la spirale interna e un andamento circolare nella parte più esterna;
– tutti i movimenti devono essere eseguiti lentamente, dolcemente, con continuità ed in modo consapevole;
– ogni movimento ha origine nell’area del dantian e del migmen e utilizza una compressione-espansione delle gambe e delle anche in modo da ottimizzare la stabilità ed il radicamento al suolo;
– nel movimento vengono utilizzati tutti i gruppi muscolari e le articolazioni in modo coordinato e sincronizzato, utilizzando sequenze con andamento a spirale;
– i movimenti di chiusura seguono la contrazione dall’esterno verso l’interno e quelli di apertura, o espansione, dall’interno verso l’esterno;
– la naturalezza dei movimenti è accompagnata dall’osservazione della mente attraverso una dinamica in cui la mente genera l’intenzione, l’intenzione guida l’energia e l’energia muove l’apparato muscolare e tendineo;
– la parte superiore del corpo ed in particolare gli arti si muovono seguendo l’intera struttura corporea, coordinandosi con quella inferiore;
– la capacità di far seguire il movimento attraverso il cambiamento interno è fondamentale per trasferire la forza dalle radici e dal centro verso la parte alta e più esterna.

