La pratica Zhuangong
di Roberto Vignali
da “Enertao” marzo 2000
L’indicazione dei principi contenuti nelle pratiche zhuangong e zhansijin compare per la prima volta, in forma scritta, nel documento di Chen Xin, discendente di Chen Wanting (1849-1929).
Nel suo libro sul taijiquan della famiglia Chen, pubblicato nel 1932, Chen Xin chiarisce l’origine e l’importanza degli esercizi menzionati presentandoli come un insieme di tecniche dove l’energia interna attraversa le gambe, le anche, la schiena e le mani, con un andamento a spirale definito “dritto” o “contrario”.
La pratica zhuangong considerata fondamentale da molte scuole di arti marziali viene utilizzata, nel taijichen, come lavoro specifico sulla postura.
Essa ha come obiettivo quello di far scendere il qi nel dantian ( punto localizzato all’interno della zona addominale a pochi centimetri sotto l’ombelico) e nelle gambe per renderle più forti e più stabili..
L’esercizio zhuanggong è conosciuto dai praticanti di qigong anche come wujizhuangong, dove il termine wuji (senza forma) è lo stato che precede l’inizio del taijiquan.
Nello stile Chen, l’esecuzione delle forme tradizionali è preceduta da quella che il Maestro Chen Xiao Wang chiama preparazione della forma e che coincide con lo stato wuji, stato in cui viene enfatizzata l’unione della mente ( yi) e dell’energia interna qi.
Lo sviluppo didattico dello studio zhuangong ha inizio con la ricerca del vuoto mentale ( xin jin), quando questo è raggiunto allora si procede con il rilassamento del corpo.
Il Maestro descrive questo stato come condizione di armonia tra mente e corpo, dove i pensieri gradualmente scompaiono ed il corpo intero assume un equilibrio ed una immobilità che favoriscono la percezione della forza vitale e la sua discesa nel dantian. Affinchè il qi possa circolare con maggiore facilità bisogna attendere fino a quando la mente ed il corpo non sono totalmente immobili.
Scopo della meditazione in piedi è quello di bilanciare l’unione della mente con la forza vitale in modo che l’energia interna scenda nel dantian seguita dal controllo del pensiero; tramite il medesimo controllo si esegue il ciclo del respiro (hu xi) che nel dantian ha la sua origine.
Nel definire tale condizione egli paragona metaforicamente il corpo umano ad una montagna quieta ed inamovibile sottolineando che solamente quando si è raggiunto questo stato di profondità interiore l’energia più sottile può cominciare a manifestarsi e il taiji può avere il suo inizio.
La capacità di concentrare la mente nella zona del dantian, come consapevole percezione del proprio centro, consente infatti una grande solidità ed uno stato di grande calma interiore.
Già nell’antichità era noto che la pratica della consapevolezza del dantian favorisse la circolazione dell’energia vitale e l’accrescimento dell’energia interna (yuan qui). Chiaro era l’invito dei maestri ai propri allievi: “.. afferrate la pratica della circolazione dell’energia nel dantian, i misteri dell’energia heng (inalazione) e dell’energia ha (esalazione) sono inesauribili”.
Come praticare l’esercizio zhuangong
Nella posizione di partenza (yubeishi) il corpo è naturalmente diritto e rilassato. I piedi sono paralleli ad una distanza pari alla larghezza delle spalle. Le ginocchia leggermente piegate con le braccia e le mani lasciate libere lungo i fianchi.
La testa e la schiena sono dritte con il mento leggermente richiamato verso l’interno. Gli occhi e la bocca sono chiusi, le spalle rilassate come pure il busto che assume una posizione un poco rientrante. La schiena è eretta ed il bacino aperto e ben bilanciato. La respirazione viene eseguita attraverso le narici in maniera sottile e profonda con la lingua che tocca l’arcata superiore dei denti vicino al palato, favorendo in tal modo la discesa del respiro nel dantian.
Durante l’esercizio la mente è utilizzata come una grande lente attraverso cui osservare e percepire ogni singola parte, ogni sensazione, così da permettere al corpo di mantenere una postura corretta e naturale.
Sono possibili varianti in cui l’apertura dei piedi può essere più o meno ampia a seconda della posizione assunta e le mani possono essere sollevate a diverse altezze in relazione alle capacità e alle caratteristiche individuali.
Inizialmente è consigliabile rivolgersi ad un maestro esperto che sappia guidare il principiante nella ricerca della postura più corretta, in ogni caso quando ci si avvicina al zhuangong è consigliabile assumere una postura in cui i piedi abbiano la stessa larghezza delle spalle e le mani, ad una altezza, non troppo oltre la zona addominale.
Le mani salgono lentamente, i palmi rivolti verso il corpo con i gomiti rilassati e le ginocchia leggermente flesse in modo che il corpo possa scendere verticalmente in una posizione stabile ed eretta. Nel caso in cui la posizione risulti più profonda, con le cosce parallele al terreno, tra il busto e le gambe deve essere mantenuto un angolo di novanta gradi per permettere alla schiena di rimanere dritta.
Dopo che la mente è divenuta “tranquilla” ed il corpo rilassato si utilizza la propria attenzione (yi nian) solamente per ascoltare le sensazioni interne ed i cambiamenti del dantian.
Per calmare la mente e renderla più ferma è consigliabile concentrarsi sul ciclo del respiro seguendo costantemente la fase inspiratoria e quella espiratoria ed il conseguente sollevarsi ed abbassarsi della zona addominale.
Un ulteriore aiuto consiste nel portare l’ascolto, uditivo e mentale, nella parte posteriore del corpo, ciò consente al qi di poter scendere con maggiore facilità verso il basso.
Lentamente, attraverso la guida del pensiero, la nostra parte interna raggiunge uno stato di calma e di equilibrio profondo definito “incatenare la scimmia delle emozioni o legare il cavallo dell’intelletto”.
Dopo essere rimasti immobili per un tempo prolungato si esegue la chiusura riportando lentamente le mani lungo i fianchi per ritornare nella posizione di partenza yubeishi.
Nella stessa situazione il palmo della mano sinistra viene portato a contatto con la zona addominale mentre quello destro ne copre il dorso allineando i punti laogong, al centro delle mani, con il dantian. In questa posizione si eseguono alcuni cicli di respirazione e successivamente le mani vengono fatte ruotare intorno al dantian producendo un massaggio profondo.
La rotazione delle mani viene eseguita sia in senso orario che antiorario per un numero superiore alle trenta volte. Il ritmo è lento e regolare ed il corpo è libero di “fluire” insieme alla rotazione delle mani.
Durante questa esecuzione è bene visualizzare l’interno della zona addominale e contemporaneamente il movimento circolare delle mani.
Attraverso questa pratica la percezione del nostro centro e di tutta la parte interna diventa più manifesta e si unisce al movimento esterno creando un ottimo bilanciamento tra lavoro interno e lavoro esterno.
Al termine del massaggio le mani vengono riportate gradualmente lungo i fianchi e a questo punto l’armonia creatasi tra mente e corpo è ideale per dare inizio alla pratica delle forme del taijiquan.

